Negli ultimi anni stiamo assistendo all’unione di due mondi apparentemente lontani: quello delle banche tradizionali, forti di solidità patrimoniale e di un radicato presidio regolatorio, e quello delle startup fintech, agili e innovative, capaci di offrire servizi digitali immediati e personalizzati. Questa convergenza non si limita più a semplici collaborazioni: sempre più spesso prende la forma di operazioni di M&A che stanno ridefinendo il panorama finanziario italiano ed europeo.
Secondo l’Indagine Fintech 2023 della Banca d’Italia, la spesa complessiva destinata a progetti fintech ha raggiunto 1,88 miliardi di euro, con una forte accelerazione nel biennio 2023-2024 (circa 901 milioni, quasi quattro volte i livelli del 2017-2018). Oltre la metà degli intermediari (51%) intrattiene almeno un rapporto con imprese fintech, per un totale di 470 accordi attivi, mentre il valore delle partecipazioni detenute in società fintech ha superato 1,1 miliardi di euro, pari a cinque volte quello osservato nel 2021.
Dietro questi dati si celano opportunità ma anche criticità:
Allo stesso tempo, però, emergono sfide non secondarie: la sicurezza dei dati e la protezione dalle frodi restano priorità da gestire con rigore; la regolamentazione si fa via via più stringente, con obblighi di compliance onerosi; e la fiducia dei consumatori continua a oscillare, divisa tra l’attrattiva dell’innovazione e il valore rassicurante della tradizione.
Il modo migliore per comprendere queste dinamiche è osservare i casi concreti. Emblematico è quello di Workinvoice, fintech italiana specializzata nell’anticipo digitale delle fatture, acquisita da GeneralFinance, operatore tradizionale del factoring, con il supporto di Banco Desio. L’operazione ha permesso di digitalizzare e automatizzare processi amministrativi, accelerare la crescita sfruttando la rete già consolidata di clienti, migliorare la gestione del rischio di credito grazie a strumenti di analisi dati sviluppati insieme a CRIF, e ampliare l’offerta alle PMI, che hanno così potuto accedere all’invoice trading in modo più semplice e diffuso.
L’ingresso di Banco Desio ha inoltre portato in dote la capillarità territoriale, consentendo a Workinvoice di raggiungere mercati altrimenti difficili da penetrare senza costosi investimenti commerciali. È un caso che mostra con chiarezza anche l’impatto sociale del fintech: per molte PMI, spesso frenate da vincoli burocratici e tempi lunghi, queste piattaforme rappresentano un canale alternativo per ottenere piccolo credito in modo più rapido e meno oneroso.
A livello internazionale, un caso interessante è quello di Revolut, una delle principali neobank europee, che ha avviato collaborazioni con istituzioni bancarie e sta lavorando per ottenere licenze complete in diversi paesi. Pur non trattandosi di una classica operazione di M&A, il percorso di Revolut conferma come la linea di confine tra banche tradizionali e fintech stia diventando sempre più sottile, aprendo la strada a modelli ibridi in cui innovazione e regolamentazione convivono.
Non sorprende, quindi, che le operazioni di M&A tra banche e fintech siano ormai considerate strutturali. Le prime accelerano il proprio processo di modernizzazione e conquistano nuovi segmenti di clientela; le seconde ottengono solidità patrimoniale, licenze regolatorie e maggiore reputazione. Restano nodi complessi da affrontare — dall’integrazione tecnologica alle differenze culturali — ma è evidente che, se ben gestiti, questi stessi ostacoli possono trasformarsi in leve di crescita reciproca.
In questo contesto, e’ molto importante che le nuove realtà curino da un lato la massima trasparenza verso il mercato e dall’altro i sistemi di controllo interno, determinanti per dare affidabilità alla clientela e agli enti di controllo. Determinante è pertanto il ruolo di consulenti e professionisti che devono supportare queste nuove realtà. Global Management Group e Italrevi, con i loro professionisti, hanno esperienza e capacità nella valutazione e gestione dei rischi regolatori e tecnologici, dei sistemi di controllo interno e e nei “processi di post M&A integration and compliance”, garantendo un approccio rigoroso e al tempo stesso personalizzato e non invasivo. È proprio da questa sinergia tra competenze diverse che può nascere il vero successo: trasformare un’operazione straordinaria in un risultato sostenibile e duraturo.
Dott.ssa Miriam Corrente